Autori Vari

a cura di Giammaria De Gasperis

Cartier-Bresson non voleva mostrare i propri provini a contatto, con il pretesto che “non si mostrano i propri schizzi”. Sapeva che il provino rivela la storia di un’immagine, fa percepire e a volte capire come lavora il fotografo, mettendolo a nudo più di ogni altro aspetto della sua biografia.
Le immagini proposte ci interrogano sulla nozione di scelta, una nozione fondamentale, visto che la fotografia non è altro che il risultato di una serie di eliminazioni, dalla scelta dell’obbiettivo e della pellicola fino al tipo di stampa finale, passando per l’inquadratura.
Ciò che è appassionante, insieme ai testi dei fotografi, sono le diverse maniere di contrassegnare l’immagine scelta. Pallini, tratti impetuosi, lievi tracciati rossi o di altri colori, la perentorietà della decisione quando una cornice rossa viene a  circoscrivere l’immagine eletta.
Una serie di storie ci sono così rivelate, a condizione che i fotografi accettino che noi guardiamo ciò che loro stessi hanno scoperto al momento di venire a conoscenza del risultato dei loro scatti. Sanno che corrono dei rischi, in primo luogo che  contestiamo la loro scelta e preferiamo un’altra immagine.
Ciò è stato possibile, anzi è stata l’unica maniera di praticare la fotografia per più di cent’anni, durante i quali la tecnologia analogica dominava ancora, scrivendo la storia del ventesimo secolo.
Oggi la tecnologia digitale ha relegato il provino a contatto al rango di accessorio. Bisognerà che i fotografi ci dicano, o scrivano, la storia delle loro immagini, affinchè possiamo saperne di un po’ di più.
Sempre che ci vogliano dire tutto…
Christian Caujolle

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